Di solito la telefonata arriva nel tardo pomeriggio. E di solito quattro o cinque giorni prima dell’evento. Quattro o cinque giorni prima della Milano Marathon, per capirci.

Telefonata che inizia con un ‘Ciao Ale, come stai?‘ molto diverso dal solito ‘Ciao Socio, una cosa al volo…‘. Segno chiaro ed inequivocabile che chi parla vuol prenderla alla larga. Però poi ad un certo punto della conversazione arriva puntuale la frase, quella frase. Più o meno è un ‘guarda, io con quest’anno mollo tutto, troppa fatica, troppe cose da seguire, non riesco, no davvero, guarda con tutta la buona volontà ma con quest’anno basta…’.

Annalisa la conosco dal 2012. ForKidsForLife è iniziato con un suo tweet che mi chiedeva se ci fosse un modo per sostenere un grande progetto di una piccola onlus che a lei stava molto a cuore. Io risposi subito e senza esitare no, non riesco, davvero non posso, troppi impegni

E infatti andò così. Andò cioè che a cinque anni di distanza da allora in giro per le strade e per i social ci sono centinaia di t-shirt con gli smarties sul petto. E cinque anni dopo ci sono già in archivio progetti realizzati e sfide vinte. E Ambasciatrici ed Ambasciatori ovunque in giro per l’Italia. E sorrisi – migliaia – donati e ricevuti.

Poi arriva il sabato. Quello della sera prima. Quello che ogni anno da cinque anni ritrovi chi c’era la prima volta e chi negli anni ha trasformato quel gruppetto che nel 2013 si ritrovò davanti ad una pizza ed una birra in una pizzeria carina di Milano in un gruppone che tutti quanti oggi in quella pizzeria carina oramai non ci stiamo più.

Io la capisco Annalisa. La capisco bene. I mesi che precedono la maratona di Milano sono i mesi delle domande tipo ma ce la faremo a mettere in piedi due squadre, e poi tre, e poi cinque, e poi sette, e poi quest’anno dodici. Che dodici squadre sono una quasi cinquantina di persone di ogni dove. E che a parte il ristorante c’è da iscrivere tutti, che il sito va aggiornato, che stiamo raccogliendo pochi soldi, che abbiamo scritto pochi post, che il gruppo WhatsApp a volte è un delirio, che il gruppo Facebook delle Staffette va aggiornato, che anche il blog va aggiornato, che Instagram anche lui va aggiornato, che Twitter pure va aggiornato, che ci sentiamo un attimo quando esci dal lavoro si però al volo che i bambini hanno calcio, che insomma aggiungiamo qualche gadget nello store on line, che – santi numi – non ce la faremo mai ed il tempo vola e sarà subito Aprile.

E comunque dicevo che arriva il sabato. E li rivedi tutti. E ogni anno ne rivedi di più. Gente vecchia e gente nuova. Tutti meravigliosamente pronti a correre la mattina dopo per vincere la sfida. Quella sfida. Ogni anno con una onlus diversa, ogni anno per un progetto diverso. Piccolo. Piccolissimo. Ma prezioso. Tanto tantissimo prezioso.

E poi la domenica come per miracolo ti ritrovi Milano invasa di smarties. E profili social che traboccano di t-shirt con il nostro logo. E di emozioni. E di cose che poi non si fa in tempo a pensare che poi già ne pensi altre. E poi altre ancora.

La domenica sera – tipo ieri, per esempio – finisce che ci guardiamo negli occhi e facciamo a gara chi evita di commuoversi. Che la mia Socia fa la dura. Io invece pure.

E ci salutiamo con la solita frase che più o meno è una cosa che suona della serie l’anno prossimo facciamo le cose meglio e ci muoviamo per tempo.

Cosa ovviamente mai successa in tutti questi anni.

Per fortuna tutto questo accade perché le cose belle accadono. Sempre. Perché ci sono poi persone meravigliose che non ci hanno mai lasciato soli. Mai.

In questo post non farò nemmeno un nome. Perché finisco di scrivere questo post e scriverò ad ognuna di loro. In privato. Che ognuna ha una storia diversa e con ognuna c’è un legame diverso. Loro sanno. Lo sanno bene.

Ultima cosa. Non ci saranno altri post scritti da me in questa pagina. Ho rubato le password alla mia Socia per scrivere questo post e non ho avvisato. Due minuti dopo la pubblicazione sarò bannato a vita.

Ricordatemi così, emozionato.
Emozionato e grato.

Nei confronti di tutti coloro che hanno reso possible anche quest’anno il miracolo degli smarties.

A.

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