[nb: la sua faccia all’arrivo ci fa morire!]

La mia prima Maratona, un traguardo con le lacrime agli occhi.
42k durissimi, quattro ore abbondanti col cuore in gola, quarantadue anni sulle spalle, amatore non professionista con un imbarazzante sovrappeso, fumatore, vegetariano, testardo, orgoglioso. Negli ultimi anni inciampato troppe volte, ma sempre rialzato: fanculo.

Una staffetta per sostenere i progetti benefici di #ForKidsForLife e #Aismel nei quali la cara amica Annalisa Gennaro -assieme a molti volenterosi- dedica tempo ed energie. Con i componenti della squadra #74nondipiede; runners, coscritti, splendidi compagni d’avventura, amici: Flavio Crocamo, Salvatore Munforte, Colombo Marco: uniti per ridare il sorriso a chi l’ha perso e sensibilizzare chi non vede al di là del proprio naso.

Partito per primo e arrivato per ultimo, per completare la #MilanoMarathon e sentirmi ancora in grado di stringere fra i denti un obiettivo fuori dalla mia portata.

Poi un ricordo ricoperto da ventitré anni di polvere che salta alla mente.
Era il novantaquattro e prima di consegnarci i congedi il nostro Comandante ci fece indossare, radunandoci nel piazzale come in un giorno qualunque, le scarpe da ginnastica. Noi un pochino stizziti eseguimmo l’ordine ma le sue parole -di cui faccio un sunto- ci lasciarono inermi.
-Paracadutisti, oggi siete liberi di non fare quest’ultima dura corsa, ma ricordate che i problemi della vita saranno sempre peggiori, se non stringerete i denti oggi, perderete anche domani.
Il messaggio era chiaro; la vita è dura e non c’è mai da mollare, nemmeno quando sembra tutto perduto e spesso, quelli che noi consideriamo problemi, in realtà non lo sono.
Nessuno si rifiutò, tutti corsero quei lunghi chilometri sui micidiali saliscendi delle colline senesi e per la prima volta in assoluto, allo stremo delle forze, nessuno rimase indietro.

Quell’allenamento mentale, più che fisico, ci servì veramente.
Comandante, a distanza di anni voglio dirglielo; anche se in quell’anno ci fece penare e in alcuni frangenti la odiammo, di quell’insegnamento paterno le sono e le sarò sempre grato.

Testa alta, fino alla fine.
Oggi è un bel giorno, lo sarà anche domani.


Simone Marchetti, @ibabypro.

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