“La maratona rappresenta l’esistenza: ha punti bassissimi, che devi superare, e momenti d’estasi, che ti sforzi di prolungare. È un’esperienza spirituale attraverso la quale entri più profondamente in contatto con te stessa, trovando le risposte che cercavi”.
(Paula Radcliffe)

Il cielo è coperto. C’è un’aria fresca (brrrrrr!!), ma del resto sono solo le 6.20. La sacca rossa è pronta. Non mi resta che andare in bagno, vestirmi e fare colazione. Il ritrovo con gli altri runners è previsto per le 7.10, poi verso Seregno a recuperare la Sere ed arrivare alla fermata metro di Sesto.

Sono agitata, che novità. Il mio secondo nome è A N S I A. Sono preoccupata perché spero vada tutto bene, non solo per me, ma soprattutto per i miei amici con cui sto per condi-vivere la maratona di Milano. Che si sa, la maratona è imprevedibile. Così come è stato questo viaggio di preparazione, iniziato a fine dicembre 2016. Quasi per scherzo, quasi per provocazione, quasi per gioco. Solo che se ti lasci prendere la mano dalla tabella degli allenamenti, è un attimo. Ti ritrovi nel vortice di km da percorrere, andature, tempi, ripetute, recuperi, medi e lunghi.

In questi 3 mesi, durante la settimana, ci siamo allenati da soli, ognuno con i suoi impegni e tempi liberi. Ma il bello era l’organizzazione del weekend, per pianificare i lunghi: quanti km, dove e come. Decidere un orario, consono per tutti, per la partenza, i ristori autogestiti e autoprodotti, il percorso. Che poi, sapere di correre in compagnia rende tutto più fattibile e divertente.


Lo ricordo bene, com’è andata. La Sere è gasatissima per questa ennesima edizione delle staffette di Forkidsforlife, a Milano. Obiettivo è formarne 12. E correre con gli smarties colorati per AISMEL. Il motivo è forte e importante. Penso che non si può fare la staffetta quest’anno. Dobbiamo fare qualcosa di grande. Per noi e per loro. “Allora, che dici? Ce li facciamo tutti e 42? Dài se te la senti, ti aiuto con gli allenamenti e ti accompagno un pezzo”. [Solo che poi ci pensi bene: un pezzo, anche solo 30km, vanno comunque preparati. E poi cosa faccio? Ne faccio 30 e non faccio gli ultimi 12 che sono i più belli? E poi come mi imbuco per farne 30? E se non riesco a vederla? E se la perdo?]

Chat estratta dal nostro uozapp – 15 dicembre 2016:

LA SERE (ore 18:33): “Gina Ginetta Gin Gin Abbiamo ancora 5 ore eh… Per ripensarci”
LA RAMO (ore 22:03) “Sto pagando”
LA SERE (ore 22:04) “Voglio il pettorale dopo il tuo”

Ovviamente, ogni preparazione ha la sua storia, i suoi imprevisti, i suoi “errori da dilettanti”; ma ti regala tante emozioni, tanti pensieri, tante paure da superare. Significa mettersi in gioco, che non è poi così scontato. Provarci. Andare oltre i propri limiti. Tentare. Sbagliare. Riprovare. Riuscire e gioire.
Questo cammino lo abbiamo fatto mano nella mano.
Abbiamo aperto i nostri cuori perché bisogna anche avere il coraggio di dirsele certe cose.
Ci sono stati momenti in cui abbiamo volato. Di gioia, di leggiadria, di sensazioni piacevoli e di estasi. In altri, abbiamo avuta paura. Di sbagliare, di fare le cose in modo approssimativo, di causare danni anziché benefici.
Io non lo so, alla fine, cosa abbiamo combinato. Ma tutto è ancora vivo nella mente e impresso nel cuore.

Le cose vere della vita non si studiano né si imparano, ma si incontrano.
(Oscar Wilde)


TRE ORE DOPO…

La sacca rossa l’abbiamo depositata e prima ancora abbiamo fatto l’ultima tappa al bagno: che esperienza orribile, ma anche questa era nel pacchetto “marathon all inclusive”! Sono le 9.20, finalmente siamo in griglia e il battito del cuore è già accelerato. Risistemo il pettorale F333, controllo il chip. Ancora un selfie con gli altri compagni, mi metto in punta di piedi e faccio un paio di giri su me stessa, vedo centinaia di teste, respiro profondo e tolgo felpa e pantaloni vecchi che abbandono su una transenna.

Dicono che passerà la Caritas a raccogliere tutti gli abiti abbandonati per poi donarli ai più bisognosi. Mi piace questa cosa!

Ci siamo. Mancano pochissimi minuti. Accanto a noi, due amici correranno assieme questa maratona tenendosi uniti attraverso una corda. Uno farà strada e l’altro gli starà accanto affidandosi completamente in questo viaggio. Guardo la Ramo e penso che potrei perderla in mezzo a tutta quella gente che si accalca. Nel suo sorriso nervoso e nei suoi occhi grandi trovo quello che mi serve: la nostra corda è invisibile, ma c’è. Questa maratona ce l’abbiamo nel cuore da quel lontano 15 dicembre. Non è trascorso giorno da allora senza che abbiamo condiviso un pensiero riguardo la tabella, gli allenamenti, la preparazione mentale di questo viaggio che stava per concludersi. Sì perché la maratona non è altro che il finale di un percorso che costruisci giorno dopo giorno, con gambe, testa e cuore. Lo cominci quasi inconsapevole di quanta fatica e sacrificio ti aspettando e lo finisci che sei una nuova te. E su quella start-line hai una sola certezza: sarà un viaggio a lieto fine, comunque andrà.

Sono lì per realizzare un sogno, sono un’ambasciatrice che vuole colorare Milano con gli smarties di FKFL, voglio dire grazie ad AISMEL e sopratutto riconsegnare ai miei figli una mamma un po’ diversa, più sicura e determinata.

9:30 si parte!! Lo scalpitio di tutte quelle scarpette che mi precedono e che mi seguono mi danno il ritmo senza bisogno di controllare il passo dal Garmin. Si va, c’è un sacco di gente, mamma quanta gente! Urlo dall’emozione. E penso che mi faccio troppo ridere così euforica, così scomposta, così fuori dai miei schemi. Sento i muscoli della faccia in ribellione. Devo ridere, devo esultare, non riesco a trattenermi.

“…Quanti anni ci vogliono per raggiungere l’euforia, per le piccole cose che non hai ancora”
(AMOROSO, JAX, FEDEZ)

La Ramo diligente mi ricorda di non sprecare troppo fiato, ma io tutta quella gioia la devo liberare per far spazio dentro a quello che verrà. Perché ho bisogno di sentire che davvero ci sono con i piedi e con le gambe su quel percorso da 42km195mt. E se grido mi sento. E se mi sento, ci sono. E poi rido ancora, sono incontenibilmente felice.

Si va, le gambe vanno, girano. Non sento niente, mi dimentico di tutto. Mi guardo attorno e scopro una Milano diversa. Che quasi quasi da domani, potrebbe anche piacermi davvero. La strada sotto ai piedi, la mia amica Ramo al fianco. Stiamo andando.

“ comunque andare anche quando ti senti svanire, non saperti risparmiare ma giocartela fino alla fine…”
(A. AMOROSO – COMUNQUE ANDARE)

Il clima è perfetto. I primi ristori arrivano veloci. Si beve al volo e si va via di nuovo per i successivi 5km. La musica di RDS ci accompagna in alcuni tratti del percorso, il tifo ci ricorda quanto è umile e leale questo sport. Ridiamo noi 4 ambasciatori, ribattezzati appunto i 4 dell’Ave Maria: la Ramo, la Romi, la Sere e El Frem! Sappiamo che staremo assieme fino al 20esimo km. Poi chi avrà gambe e fiato da bruciare, troverà il suo passo e andrà verso il suo obiettivo. La Ramo mi dice che io e lei ci staccheremo qualche km prima dell’arrivo.

Mi trema la pancia e mi viene da piangere. Ho un po’ di timore, ma adesso lo so bene che sono pronta per quella medaglia.

Passiamo il gonfiabile del 20esimo km e quasi non ci credo. Siamo a metà e mi sento benone. Andiamo forza, il bello deve ancora arrivare!!! A un certo punto del percorso cominciamo a incrociare i runners più veloci, quelli che stanno avanti di 1km e poco più. E mi ritrovo a tifarli a incitarli, a buttare fuori per loro fiato prezioso. Mi emoziono, sento i brividi sulla schiena. Chissà se c’è il modo di tenere vive queste emozioni per sempre? Siamo incredibilmente arrivati al 30esimo e dalle griglie dalle quali partono gli staffettisti dell’ultima frazione, arrivano le voci dei nostri amici ambasciatori Alessandro e Elisa “ dai Ramoooooo dai Sereeeeeee!!!!” Eccolo lì, il cuore sballa la sua frequenza e manda in tilt la respirazione. Il tifo che arriva alle orecchie è meglio di un gel da 25ml!!! Andiamo forza, non c’è tempo da perdere!

Ma le gambe? Come stanno le gambe? E le braccia? La Ramo mi ricorda di fare un check per capire se è tutto ok e mi dice che stiamo andando bene.

“perché non finirà non finirà maiiiiii” (I CANI – NON FINIRA’ MAI)

Intanto è uscito il sole e l’aria si sta scaldando.
La sete si fa sentire e la strada sembra farsi molle e gommosa.
Un paio di km ci separano dal ristoro del 35esimo.
In modo del tutto naturale io e la Ramo ci stacchiamo.
La guardo andar via con quel suo passo elegante.
Si gira e mi guarda.
Alzo lo sguardo e le sorrido e le faccio capire che è tutto ok.
Penso e vorrei dirle “vai amica mia vai…ci vediamo all’arrivo”.
Mi commuovo, scendono due lacrime e penso a quanto la mia vita mi abbia sempre riservato incontri speciali, con persone preziose.

Al 35km prendo al volo l’ultimo gel. Ormai ci siamo e so che devo raschiare il fondo delle mie energie e non risparmiare più niente.

“When your legs get tired run with your heart…”

Mi metto a contare. Da 0 a 80 e poi di nuovo e di nuovo ancora.
Ma perché 80? Non lo so, è così. Cerco di non distrarmi altrimenti poi mi tocca ricominciare.

Guardo la strada e riconosco un tratto del percorso fatto lo scorso anno. Ero la quarta frazionista di una delle 6 staffette di FKFL Correvo con Alessandro e Silvia e tra un oro saiwa e l’altro avevo raccontato loro di AISMEL, della labiopalatoschisi e del mio piccolo ometto Pietro. Dello staff medico dell’ospedale Santa Chiara di Pisa e delle 3000 famiglie del gruppo “parliamo di labiopalatoschisi da genitori”. È nato in quel momento il capitolo numero 5 della storia di ForKidsForLife intitolato “tutta colpa di Serena”: 12 staffette, 48 staffettisti, 6 maratoneti, 3.700 euro raccolti (ad oggi) per AISMEL e per il progetto AllatTIAMO.

Ma come ho detto prima sono una persona fortunata perché sulla mia strada ho trovato un sacco di persone capaci di ascolto e di grandi sentimenti. Quindi non mi lascio sopraffare dalla meraviglia di quanto è accaduto in questa edizione speciale della Milano Marathon Relay, ma al contrario mi faccio pervadere da un senso profondo di gratitudine che difficilmente riuscirò a spiegare a parole a tutte le persone che hanno reso possibile la realizzazione di questa giornata indimenticabile. Grazie amici, grazie all’infinito. Mi avete regalato un’esperienza di vita unica fatta di sport, solidarietà e amicizia.

Ma tornando alla maratona, ormai ci siamo! Sento la voce di un runner dietro di me che dice “abbiamo 10 minuti per fare gli ultimi 2km” e mi rendo conto che per tutto questo tempo non ho mai guardato il mio Garmin e che non ho la minima idea di quanto tempo sia passato dalla partenza. So soltanto che 2 km sono esattamente un giro del parco dove mi sono allenata in solitaria, per 3 volte a settimana, tutte le settimane per 4 mesi. E mi dico che un giro vola via e per questo mi ritrovo a poche centinaia di metri dall’arrivo senza nemmeno rendermene conto…

“30km li fai con le gambe, 10 km li fai con la testa, 2km con il cuore e 195mt con le lacrime agli occhi”

Corro e ai lati delle strade c’è tantissima gente.
Sento gridare il mio nome da persone che non riconosco.
Batto il cinque ai bimbi che con la manina alzata aspettano sorridenti di essere visti.
Il sole in faccia mi fa socchiudere gli occhi e allargare ancora di più il sorriso.
Penso che ci sono e manca un’ ultima cosa, la più importante.
E proprio mentre sto facendo questo pensiero sento di nuovo chiamare il mio nome.
Vedo Bruno con i bimbi.
Eccoli, belli come la Luna e il Sole.
La mia Sofia e il mio Pietro che mi si attaccano alla mano come fossero due bandierine legate l’una all’altra.
Corro e loro con me.
Ce l’ho fatta!!!
Forse sto andando troppo forte per loro, ma sono le gambe che ormai vanno incontrollate.
Grido di gioia ed esulto come alla partenza. Guardo Sofia che ride stupida della sua mamma e accanto a lei Pietro che con quelle gambette veloci, mangia l’asfalto quasi volesse portami lui alla finish-line. Il tifo è tantissimo, la gente grida “forza mamma!”

Arriviamo sotto al gonfiabile e ci abbracciamo stretti stretti come facciamo quando siamo sul lettone. Guardo al cielo e penso che ora sono una maratoneta e che da oggi il mio cassetto dei sogni da realizzare è un decisamente meno pesante e polveroso. Forza, andiamo a prendere la medaglia e a ritrovare tutti gli amici ambasciatori! In mezzo alla folla di chi arriva e chi aspetta, trovo la mia Ramo che mi cerca e con i suoi occhioni mi dice “testona te l’ho detto che ce l’avresti fatta!”. Ci abbracciamo e mi ricordo che finalmente posso lasciare andare via tutto. Lacrime, preoccupazioni, dolori sparsi, fallimenti, paure, arrabbiature, delusioni e tutto il carico di questi mesi. Ce l’ho fatta, sono un’ambasciatrice maratoneta ForKidsForLife a tutti gli effetti!

 

[Post scritto a due mani dalle nostre Ambasciatrici Serena Noto, promotrice dell’evento in combinata con AISMEL, e Ramona Valsecchi, Coordinatrice Maratoneti e Staffettisti alla Milano Marathon da tre anni a questa parte. Grazie ragazze]

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